:: Urban Dance

Personale di Javier De Cea

URBANDANCE

Il 13 novembre 2009, al FAF, FREeSHOUT!? presenta Urban Dance, personale dell'artista cileno Javier de Cea.
Lo spazio viene utilizzato come un’enorme tela in cui ancora una volta si compie il suo percorso per il quale l’arte è contemporaneamente centro di gravità ed innesco esplosivo. Intervenendo con metri di nastro, in Urban Dance vengono convogliati concetti quali movimento, velocità, tempo e gesto.

Javier De Cea

Attraverso una tecnica multidisciplinare, Javier De Cea lavora su sensazioni estratte direttamente dall’immaginario urbano. Un processo che potrebbe ricordare quanto, all’inizio del secolo scorso, ha impressionato gli artisti delle avanguardie in coincidenza con l’esaltazione delle macchine e lo sviluppo economico e sociale delle grandi città. Javier interpreta questi stessi segni registrandoli e riproducendoli con diverse tecniche come spray, pittura acrilica e ad olio, nastro, stickers. Nato in Cile, ha esposto in Spagna, Italia e Belgio. Attualmente vive a Barcellona.

Review

Javier De Cea è un artista ed un testimone. La sua opera, oltre che visiva, è storica e sociologica. Egli traduce il caos creativo che segna ogni metropoli, gli innesti che viaggiano su muri e lampioni attraverso stickers, spray e markers, in un’operazione organica che non tradisce l’aspetto fondamentale di spontanea manifestazione artistica che ne è alla base.
Anzi.
De Cea sintetizza le realtà di arte urbana internazionali implodendole in un’unica formazione: con un approccio che (per via della sua riverenza nei confronti degli elementi che usa e della natura svincolata da ogni regola commerciale di questi ultimi) non può essere liquidato come dada né pop, assembla e ripropone stencil, sticker e altre opere di centinaia di artisti, perlopiù sconosciuti, e li contamina poi con un intervento molto personale
di sovrapposizione pittorica, tramite cui estende le sue composizioni alterando lo spazio nel quale si inseriscono. Attraverso linee impazzite, tubi bidimensionali che sembrano arrivare da universi certamente più colorati, estrae la caratteristica comune di tutte le testimonianze da cui si genera la sua arte: una semplice, libera creatività. Ogni spazio nel quale va ad intervenire è invaso dalla sua opera. Rappresenta così, fedelmente, in una sintesi affascinante, l’incontrollata necessità espressiva che si manifesta ovunque nel mondo, la registra e la rappresenta nella maniera più diretta possibile: la pittura. Infine, la consegna ai nostri occhi come documento, fissa un epoca registrando quello che molti, inconsapevolmente o meno, stanno a loro volta registrando.
www.javierdecea.com

 

a seguire

Love Him! // Økapi

Økapi è Filippo Paolini, un turntablist Italiano.
Okapi (parigino adottato da Roma), inizia a suonare con vinili e giradischi, influenzato dalla nuova scena musicale di plagiaristi e dj radicali, mantenendo sempre l’approccio classico ‘acusmatico’ della musica concreta ed elettroacustica. Nel 1992 crea una piccola edizione pirata chiamata Slap-press e diventa membro attivo del M.a.c.o.s. Nel 1997 incontra il compositore elettroacustico Maurizio Martusciello con i quale fonda il duo
Metaxu. Il primo lavoro viene commissionato per un evento radiofonico di Phonurgia Nova di Arles (Francia). Negli anni partecipa ad alcuni incontri di improvvisazione suonando con musicisti quali Zu, Mike Cooper, Peter Brotzmann, Matt Gustafson, Damo Suzuki, Andy EX, Mike Patton, Kawabata Makoto, Eugenio Colombo, Vittorino Curci, Luca Venitucci, Gianni Gebbia, Matt Bernardino Penazzi, Fabrizio Spera, Elio Martusciello, Maurizio
Martusciello, Pasquale Iannarella, Roy Paci. Ha composto musica per teatro (Festival di teatro Di Gubbio, Festival di Ostia Antica) e suona spesso con il gruppo JazzCore Zu, collabora con il collettivo audiovisivo Cane Capovolto e con il trio francese Metamkine.
Nel 2000 crea il trio Dogon (con Massimo Zu e Martux_M) e sempre con Martusciello partecipa alla Biennale di Venezia, “Controindicazioni”, “RingRing b92 Around the World”, “Biennale artisti d’Europa e del Mediterraneo” “Musica 90” (Torino). Sempre nel 2000 suona con il dj radicale americano Christian Marclay per una performance trasmessa da Radio Rai. Con i Metaxu suona all’Off-ICMC festival di Berlino. Nella foresta nera del sampling si pavoneggia quella finta giraffa zebrata che prende il nome di Økapi (www.okapi.it) intonando un’orchestra di piu’ di cento autori, tutti spietatamente saccheggiati per omaggiare il celeberrimo compositore kirghizo Aldo Kapi (1896-1952), di cui in questo brillante doppio vinile si eseguono i suoi lavori dal 1914 al 1952, a metà tra scratch music, electro-acustic extravaganza, slot-machine soundtracks, break-non-core, experimental turntablism e bubble-gum audio. (fonte Evolutionmusic.it)
myspace.com/aukapi